15/02/18

Ciao, Marisa, ovunque tu sia...

Le emozioni anelano ad essere espresse e ad essere comunicate, a non essere tenute nascoste, perché, come diceva William Shakespeare nel Macbeth, spezzano il cuore se non sono portate alla luce del linguaggio, del linguaggio delle parole e del linguaggio del corpo vivente, del volto e degli sguardi, delle lacrime e del sorriso.
Le parole, queste creature viventi, sono di una radicale importanza nel creare ponti di comunicazione fra chi parla e chi ascolta, fra chi cura e chi è curato, o nell'inaridirli, e nello spegnerli.
Borgna - Le parole che ci salvano
Oggi nasceva Marisa Sannia, mancata il 14 aprile 2008, dieci anni fa. Il tempo passa, ma i ricordi, non corrono, rimangono dentro di te come simboli forti di quello che ha caratterizzato la persona che ci ha lasciato.
Non si dimenticano le persone che abbiamo amato e il dolore della perdita lo senti anche se trasformato in malinconia. Una malinconia che però ha qualcosa di dolce, come fosse davvero un ponte tra te e chi non c'è più fisicamente. Una malinconia che è legame che non ha più tempo. Un legame che c'è e nulla ormai lo potrà più spezzare.
Io la ricordo così come è nella foto che ho postato. Una ragazza bruna, genuina, riservata, ma una bella persona. La ricordo come la mia compagna di basket ai campionati Europei di Sofia. Qui eravamo a Formia al centro sportivo del Coni. Un mese intenso passato insieme tra un allenamento e un altro e poi a Sofia a giocare partite  molto faticose contro squadre tutte o quasi più forti di noi.
La ricordo in fondo al pullman cantare da sola, ci regalava la sua voce calda e dolce, la ricordo in camera con me, in una stanza di un collegio universitario dell’Europa dell’Est che non brillava per confort. Eravamo entusiaste e orgogliose di essere lì, a rappresentare l’Italia, ma nello stesso tempo a familiarizzare con quelle ragazze che ci dipingevano a casa come nemiche perché appartenenti ad un altro mondo, quello comunista.
Lì eravamo tutte ragazze uguali, che si battevano in campo, ma facevano amicizia nella vita quotidiana. Un clima straordinario, che rappresentava quell’Europa che oggi vorrei così.
Marisa si muoveva come una gazzella e così l’avevamo soprannominata, leggera e silenziosa, restia a socializzare, ma pronta a regalarti una delle più belle amicizie che abbia mai avuto.
Ci siamo riviste dopo quel giorno, quando era già diventata famosa dopo Sanremo, lei sempre la stessa, nonostante la fama. Ci siamo rincontrate molti anni dopo ed è stato come se il tempo non fosse mai passato.
Ciao, Marisa, ovunque tu sia. Nel mio cuore continuerai sicuramente a vivere.

26/01/18

Essere lenti è un modo di pensare

"Non è che di tempo ne abbiamo poco, ne sprechiamo tanto. [...] E mentre non si trova nessuno disposto a spartire il proprio denaro, a quanti ciascuno distribuisce la propria vita! Sono tirchi nell'amministrare il patrimonio, ma prodighi nel gettar via il proprio tempo, la sola cosa per cui l'esser avari farebbe onore. [...]  Calcola quanto del tuo tempo ti hanno sottratto creditori, amanti, superiori e collaboratori, quanto le liti in famiglia, [...] quanto gli impegni mondani in giro per la città. [...] Ti accorgerai di avere molti meno anni di quanti ne conti di solito."
Lucio Anneo Seneca, La brevità della vita 
Elogiamo spesso la lentezza come un valore che è tornato di moda, un'esigenza che sentiamo dentro di noi, quando tutto sembra sfuggire alla nostra attenzione e il tempo scivola via senza il nostro permesso. Ma riusciremo davvero a rallentare, e cosa vuol dire farlo nella nostra vita quotidiana?
Certamente, se lavoriamo, sarà difficile dilazionare il nostro impegno come noi desideriamo. Ci sono sempre degli orari da rispettare, delle cose da fare.
Credo però che ci sia qualcosa che va corretto dentro di noi, un atteggiamento, un modo di essere nel mondo.
Un modo di stare con se stessi e con gli altri.
Un modo di camminare.
Un modo di leggere.
Un modo di muovere le mani e un modo di guardare.
Un modo di ascoltare
Un modo di parlare.

Anche correndo si può essere lenti.
Anche rispettando i tempi che ci impongono.

Essere lenti è un modo  di pensare, è un modo di essere, è un modo di costruire se stessi.
E' un modo di guardare il proprio orologio.

10/01/18

Perseguire uno stesso cammino...

"È un fenomeno curioso e che si è dato molte volte nella storia della letteratura, dell'arte, della scienza o della filosofia, quello che due spiriti, senza conoscersi né conoscere una per una le loro opere, senza porsi in relazione l'uno con l'altro, abbiano perseguito uno stesso cammino ed abbiano tramato analoghe concezioni o arrivati agli stessi risultati. Si direbbe che è qualcosa che fluttua nell'ambiente. O meglio, qualcosa che è latente nelle profondità della storia e che cerca chi lo riveli"
Miguel de Unamuno
E' così che succede, ne sono convinta. Proprio quando sembra che nulla si muova, persone una lontana dall'altra stanno camminando nella stessa direzione. Un cammino forse lento, ma tenace, come i tanti rigagnoli di acqua che poi confluiscono in un grande fiume.
Un pensiero che non ci deve abbandonare quando ci sentiamo soli e stanchi, dispersi, sommersi.
Da qualche parte qualcuno sta cercando con noi un mondo migliore.

09/01/18

Abbiamo bisogno di un nuovo motore, un nuovo modello economico è urgente

Noi dobbiamo trovare un motore che contrasti questa idea del mercato come unica via possibile. Non so da voi, ma in Inghilterra abbiamo la triste prospettiva di essere guidati dal centrosinistra. Per me non può esistere una cosa del genere. Puoi essere a favore del mercato e della deregulation e allora sei a destra, oppure essere favorevole ad un'economia pianificata e alla proprietà comune e allora sei a sinistra. Bisognerebbe dire a certi politici che quando uno sta al centro della strada di solito viene investito.
Della crisi del capitalismo si parlava già quando ero giovane. Dicevamo, la rivoluzione è domani, in realtà è oggi. Questo è il momento giusto, proprio perché stanno privando la società di tutti i principali diritti civili. Togliamo il sostegno ai disabili, non permettiamo ai giovani di comprare casa, gli ospedali sono sovraffollati, gli standard sono sempre più bassi e le multinazionali gestiscono il Servizio Sanitario. In poche parole, non possediamo nulla. Abbiamo bisogno di un nuovo motore, un nuovo modello economico è urgente. Il nostro centrosinistra sostiene che procederà con l'austerità lentamente. Quando ti strozzano, però, non fa differenza se lo fanno lentamente.
Ken Loach

07/01/18

Aiutatemi! Sono qui...

Dei pescatori tirarono fuori dagli abissi una bottiglia. Dentro c’era un pezzo di carta, con scritte queste parole: «Aiutatemi! Sono qui. L’oceano mi ha gettato su un’isola deserta. Sto sulla sponda e aspetto aiuto. Fate presto. Sono qui!».«Non c’è data. Sicuramente ormai è troppo tardi. La bottiglia può aver galleggiato in mare per molto tempo», disse il primo pescatore.«E non c’è indicazione del luogo. Neanche l’oceano si sa quale sia» disse il secondo pescatore.«Non è né troppo tardi né troppo lontano. L’isola Qui è ovunque», disse il terzo pescatore.Seguì una sensazione di disagio, calò il silenzio. È quel che accade con le verità universali.
Wislawa Szymborska, Sale, a cura di Piero Marchesani
Siamo diventati bravi a  elaborare tavole dove siano incisi i diritti... Ma quando il "QUI" diventa un luogo reale dove farli valere, ecco che i tanto proclamati diritti sbiadiscono fino a scomparire del tutto. Tutto è ancora vero, ma.... e dopo il ma il diritto scompare e chiudiamo gli occhi.
Tutto cominciò il giorno che qualcuno cominciò a dire: non sono razzista ma....

04/01/18

Invecchiare

Giornata piovosa e uggiosa. Siamo arrivate alle 10 in montagna in Val d'Aias, ma il viaggio che mi poteva preoccupare è andato bene. Ho guidato tranquilla e quasi non mi sono accorta di essere arrivata. Da ragazza ero una guidatrice provetta, amavo viaggiare in auto e appena partivo respiravo aria di libertà. Poi molte cose sono passate sotto i ponti e dopo un po' di anni mi sono ritrovata più paurosa. Quasi ho smesso di usare la macchina. Da un po' ho deciso di riprendere a guidare e a spostarmi di più
Anche se lo so a volte è una gran fatica.
Invecchiare è anche questo, non arrendersi ma accettare i propri limiti. Ma forse è sempre stato così. È importante non aver paura dei propri limiti, guardare con simpatia la propria fragilità, ma è bello lavorare non tanto per superarli, ma per dargli forma, vitalità, per andare quanto sono superabili, quanto invece convivere e valorizzarli per quello che sono.
Rinunciando all'auto per esempio ho scoperto altri modi per viaggiare e per spostarmi, non potendo spostarmi ho cercato un modo per stare in casa bene.
Una mia amica  ha adesso una maculopatia agli occhi, è una pittrice, ma ha saputo non disperarsi e ha trovato un nuovo modo di dipingere.
È una filosofia di vita la sua che regala gioia e speranza a ogni persona che incontra.

02/01/18

Oltre i recinti di filo spinato...

Se noi dai campi di prigionia, ovunque siano nel mondo, salveremo i nostri corpi e basta, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. [...] 

Certo non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient'altro che i nostri corpi salvati a ogni costo - e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione - allora sarà troppo poco. 

Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri, nuove conoscenze dovranno portar chiarezza oltre i recinti di filo spinato, e congiungersi con quelle che là fuori ci si deve ora conquistare con altrettanta pena, e in circostanze che diventano quasi altrettanto difficili. 

E forse allora, sulla base di una comune e onesta ricerca di risposte chiarificatrici su questi avvenimenti inspiegabili, la vita sbandata potrà di nuovo fare un cauto passo avanti.
Etty Hillesum, dicembre 1942
Etty Hillesum purtroppo il 7 settembre 1943 fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con tutta la famiglia, ad eccezione del fratello Jaap. Ma altri deportati ritornarono e ci hanno regalato i loro preziosi pensieri.
Usciti da quella sconvolgente vicenda della loro vita, scriveranno su quanto avevano visto e provato, diventando narratori, romanzieri, poeti, artisti, alcuni esempi: Imre Kertész Primo Levi, Boris Pahor, Elie Wiesel. 

Edith Bruck, deportata nei Lager da bambina, e ha dedicato tutta la sua vita alla testimonianza in un'intervista a Repubblica dice:
"I sopravvissuti restano tali, purtroppo, anche nella vita normale, quando vanno a comprare il pane dal fornaio o fanno il loro lavoro. Non dimenticano mai di essere dei reduci. Poi, c'è chi ha sentito la necessità e ha avuto il talento di mettersi a scrivere: come gli autori latinoamericani che hanno trasformato i drammi da loro vissuti in grande letteratura"
Si sono portati dietro tutto il Male che hanno conosciuto, hanno cercato di raccontare l'"indicibile" nel forse disperato tentativo di aiutarci a cambiare, a combattere dentro di noi.
Non può esserci progresso se non impariamo dal passato, se non siamo capaci di guardare  in faccia ciò di cui noi uomini e donne siamo capaci ieri come oggi.

Walter Benjamin afferma che la memoria può redimere il passato, ma solo invertendo il rapporto tra passato e presente.

Dobbiamo guardare indietro per imparare a nascere come esseri umani. La nascita è un accadimento non meramente biologico ma piuttosto esistenziale.

Si nasce veramente quando si esce dalla gabbia delle proprie sicurezze, che nella chiusura agli altri diventano arroganza, presunzione e possono diventare violenza, non solo quella che si "agisce", ma quella che non si contrasta. 

Dal riconoscimento  di ciò che è male dentro è fuori di noi, può nascere il nuovo, possono nascere altri pensieri, un altro modo di stare nel mondo.
Un giorno parlando con un ragazzo straniero che aveva attraversato il mare per arrivare da noi mi ha detto:
"Io so che cosa è il male, perché lo conosco. Per questo mi sento più forte e so come combatterlo, non solo fuori di me, ma dentro di me. So con profonda certezza che non voglio assomigliare a chi non sa più che cosa è bene".
Sono loro adesso a doverci raccontare il mondo dal loro punto di vista, a dirci come ci si sente a dover fuggire dalla propria terra, a sentirsi dei reietti, invisibili ai più che girano lo sguardo per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti. 

01/01/18

Il passato non passa...

In realtà, il passato si conserva da se stesso, automaticamente. Esso ci segue, tutt'intero, in ogni momento: ciò che abbiamo sentito, pensato, voluto sin dalla prima infanzia è là, chino sul presente che esso sta per assorbire in sé, incalzante alla porta della coscienza, che vorrebbe lasciarlo fuori.
La funzione del meccanismo cerebrale è appunto quella di ricacciare la massima parte del passato nell'incosciente per introdurre nella coscienza solo ciò che può illuminare la situazione attuale, agevolare l'azione che si prepara, compiere un lavoro utile.
Talvolta qualche ricordo non necessario riesce a passar di contrabbando per la porta socchiusa; e questi messaggeri dell'inconscio ci avvertono del carico che trasciniamo dietro a noi senza averne consapevolezza.
Henri Bergson, L'evoluzione creatrice
Il passato non passa. Vive dentro di noi, a volte silenzioso, ma vive. E facciamo sempre i conti con lui. Il ricordo così come siamo abituati a riprodurlo, dice poco di quello che vorrebbe rappresentare.
Il ricordo non è solo verbale, razionale, è un magma di sensazioni, di odori, vissuti che spesso sono indicibili e in qualche modo si amalgamano con quello che stiamo vivendo.  
Ecco perché ognuno vive le situazioni in modo diverso, ecco perché i nostri comportamenti non sono così facili da decifrare e a volte risultano incomprensibili all'altro e spesso anche a noi stessi.
Ecco perché la riflessione su noi stessi, il dialogo con noi stessi è così fondamentale nella comprensione e nella costruzione della nostra identità.

31/12/17

Non perdiamo la nostra personale bussola...

A fine anno è tempo di bilanci. Ho sognato di vivere esperienze significative, di trascorrere la mia vita tra persone sensibili ed attente, in un mondo di significati e valori, di costruire insieme a tanti altri un mondo migliore.
Mi sono ritrovata, però, spesso  a guardare la gente correre in un andirivieni senza meta e senza sguardo: ho temuto e temo di diventare come loro. Ho continuato e continuo a vedere un mondo che non conosce né pace né giustizia e questa coscienza mi ha spesso tolto la speranza. 
Gli ideali che avevano guidato la mia vita, mi sono sembrati spesso le illusioni di un cuore rimasto bambino. E da più parte forte mi è arrivato il richiamo ad un “ sano realismo”.
Non vivo più di illusioni, non credo più nei grandi progetti, ma non dimentico il mio orizzonte di senso, a cercare la bellezza, la vita ovunque mi capiti di incontrarla.

Ecco, l'augurio che faccio a tutti per l'anno nuovo: di non perdere la propria personale bussola, perché se ci lasciamo prendere dallo sconforto rischiamo di diventare passivi e di non fare quella parte che spetta ad ognuno di noi, piccola, piccolissima che sia. Il tempo delle grandi illusioni è finito? Comincia quello della nostra responsabilità personale. 
La fine delle "grandi narrazioni", dice Claudio Magris in Utopia e disincanto:
"ha trascinato nel baratro insieme alla sua fallace ideologia qualsiasi idea di riscatto sociale e civile. Eppure da questo fallimento avremmo dovuto imparare che forse ci vuole “più pazienza e tenacia nel perseguirli e dunque più probabilità di realizzarli, in quella misura relativa, imperfetta, perfettibile che è la misura umana. (...) Il destino di ogni uomo, e della Storia stessa assomiglia a quello di Mosè, che non raggiunse la Terra Promessa, ma non smise di camminare nella sua direzione”.

30/12/17

Il bisogno di decifrare continuamente la mia vita...

Quella strana convinzione che le vicende che mi capitano abbiano un senso ulteriore, significhino qualcosa; che la vita con le sue vicende racconti qualcosa di sé, ci sveli gradatamente qualche suo segreto, stia davanti a noi come un rebus il cui senso è necessario decifrare, e le vicende che viviamo siano la mitologia della nostra vita e in questa mitologia stia la chiave della verità, e del mistero. Si tratta forse di un inganno? È possibile, è addirittura probabile, ma non riesco a sbarazzarmi del bisogno di decifrare continuamente la mia vita.
Milan Kundera, Lo scherzo
I giovani sono proiettati in avanti, guardano al futuro, oggi forse con più preoccupazione di ieri. Chi, invece, ha una certa età, ha la tendenza a guardare al passato e a fare bilanci. Ci si può dichiarare più o meno soddisfatti della propria vita, ma ciò si vorrebbe  sapere  se la nostra individuale e personalissima storia è inscritta in un disegno più grande. Vorremmo che fosse così, vorremmo comprendere se c'è un significato oppure se tutto si perde nel nulla. Vorremmo lasciare almeno qualche seme, speriamo che qualcosa un giorno possa germogliare.

Ma, credo, che sia  meglio accettare il mistero. Non ci sono risposte certe, definitive, rimangono le nostre domande. Continueremo ad addentrarci dentro il nostro labirinto  sapendo che il percorso non è una linea retta, che si procede a tentoni e quando la via imboccata non porta da nessuna parte, si torna indietro e se ne sceglie un’altra. 
Solo la pazienza può essere la nostra guida, un passo per volta, di fronte agli incroci si indugia, si pensa, si cerca e poi si rischia. Se si sbaglia, si ricomincia. L'errore fa parte del gioco.

Essere nel labirinto vuol dire imparare a riflettere, vuol dire cercare scelte ragionate, non buttarsi  a capofitto nell'azione: Si impara a correggere l’itinerario durante il percorso, non si vuole vincere nulla, ma solo cercare la strada più adatta per noi, più adatta al nostro fine.
Forse possiamo spesso non vedere l'uscita, ma, secondo Norberto Bobbio, dobbiamo operare 
"credendo che ci sia e su questo anche esile filo costruire la nostra speranza, la speranza degli uomini di ragione e non di fede".