12/10/17

Lasciateli tranquilli di Pablo Neruda


Voglio che l'uomo quando nasce
respiri i fiori nudi,
la terra fresca, il fuoco puro,
non ciò che tutti respirano.

Lasciate tranquilli quelli che nascono!
Fate posto perché vivano!
Non gli fate trovare tutto pensato,
non gli leggete lo stesso libro,
lasciate che scoprano l'aurora
e che diano un nome ai loro baci.
Pablo Neruda

09/10/17

Dobbiamo parlare, secondo i nostri mezzi, per coloro che non possono farlo.

Ho cercato in particolare di rispettare le parole che scrivevo, giacché, per mezzo di esse, rispettavo coloro che le potevano leggere e che non volevo ingannare. (…)
Dai miei primi articoli fino al mio ultimo libro io ho tanto, e forse troppo scritto, solo perché non posso fare a meno di partecipare alla vita di tutti i giorni e di schierarmi dalla parte di coloro chiunque essi siano, che vengono umiliati e offesi. (…)
...mi pare che non si possa sopportare quest’idea, e colui che non può sopportarla non può neppure addormentarsi in una torre. Non per virtù, ma per una sorte di intolleranza quasi organica, che si prova o non si prova. Da parte mia ne vedo molti che non la provano, ma non posso invidiare il loro sonno.
Dobbiamo parlare, secondo i nostri mezzi, per coloro che non possono farlo.
 Albert Camus

07/10/17

“Sulla stupidità” - Robert Musil

Sia per paura di apparire stupidi, sia per paura di offendere la buona creanza, molti si considerano intelligenti, però non lo dicono. E se proprio si sentono costretti a parlare, usano perifrasi e dicono ad esempio: «Non sono più stupido di altri». Ancora più in voga è introdurre nel discorso, con il tono più distaccato e obiettivo possibile, la considerazione: «Posso ben dire di possedere un’intelligenza normale». E talvolta la convinzione di essere intelligente fa la sua comparsa di straforo, come nella locuzione: «Non mi faranno passare per stupido!». 
Tanto più degno di nota è il fatto che non è solo il singolo individuo, nel segreto dei suoi pensieri, a considerarsi intelligente e straordinariamente dotato, ma è anche l’uomo che agisce nella storia e fa dire di sé, non appena ne ha il potere, che è oltre ogni misura saggio, illuminato, nobile, eminente, misericordioso, eletto da Dio e predestinato a segnare nella storia un’orma incancellabile.
E lo dice volentieri anche di un altro, qualora si senta illuminato dal riflesso di costui. In titoli e appellativi come Maestà, Eminenza, Eccellenza, Vostra Magnificenza, Vostra Grazia, tutto ciò si è conservato in uno stato di fossilizzazione e non è praticamente più ravvivato dal soffio della coscienza: ma si manifesta di nuovo e immediatamente in tutta la sua vitalità quando l’uomo, oggi, parla come massa. Una condizione medio-bassa dello spirito e dell’anima si abbandona del tutto spudoratamente alla sua presunzione, non appena può presentarsi sotto la tutela del partito, della nazione, della setta o della corrente artistica, e può dire «noi» invece di «io».
 Robert Musil, “Sulla stupidità”

06/10/17

Cara mamma

Cara mamma,
oggi era il tuo compleanno. Ormai sei entrata in una dimensione in cui forse il tempo non c'è più. Ma il tempo scandisce  ancora le nostre giornate e questo giorno sapevo cosa avrei fatto. Ti avrei subito telefonato per farti gli auguri e tu mi avresti detto che da un certo punto in poi i compleanni non si festeggiano più. Non era tanto per non sentirti vecchia, perché tu dell'età non hai mai avuto paura, nè ti spaventava che il tuo viso avesse le sue rughe. Forse per questo tutti ti hanno sempre visto come una "bella signora", perché non hai mai voluto mascherare l'età che avanzava.
Il tempo si era dilatato negli ultimi anni, le giornate passavano lente e tu vivevi di ricordi, aspettavi che ti venissimo a trovare, che ti telefonassimo, che ti scaldassimo il cuore con il nostro affetto e la nostra presenza.
E più di tutti aspettavi i tuoi pronipoti, perché erano piccoli, pieni di vita e di energia. "Voi siete vecchi" ci dicevi col tuo solito sorrisino ironico.
E quando in ospedale ti hanno trasferita dal pronto soccorso al reparto, il tuo letto era pieno delle letterine e dei disegni colorati proprio di quei nipotini che ti regalavano ancora la voglia di vivere e di combattere.
Sei ancora nel cuore di tutti loro e di tutti noi. 
Non sono venuta al cimitero, non ce l'ho fatta. Sono rimasta in casa, nella casa che tu amavi tanto e ho piantato i ciclamini, che sempre ti portavo in questo momento dell'anno. Qui ti sento viva, presente, là la tua assenza mi è troppo chiara e mi fa male al cuore. Ci parliamo attraverso le piante che tu amavi tanto. Ed è questo il dialogo intenso che è sopravvissuto tra di noi.

26/09/17

La prima parola di un verso nasce solo quando...

Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita […].
Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienza. Per un solo verso si devono vedere molte città […].
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso
 R. M. Rilke, I Quaderni di Malte Laurids Brigge


Tracy Chapman: Crossroad

Tutti voi pensate di possedere la mia vita
Ma non avete mai fatto alcun sacrificio
Demoni sul mio cammino
Sto all’incrocio dell’inferno
Guardo a sinistra, guardo a destra
Mani che mi afferrano da ogni parte

Voi tutti pensate io abbia il mio prezzo
Al quale venderò tutto ciò ch’è mio
Pensate il denaro regni
quando tutto il resto viene meno
Vendete l’anima
e tenete il vostro guscio
sto cercando di proteggere
cosa ho dentro
Tutti i motivi per i quali vivo la mia vita

Alcuni dicono il diavolo
sia un qualcosa di mistico
Io dico il diavolo è un uomo che cammina
Un folle, un illusionista mentitore
e un ladro
Cerca di dirti ciò che vuoi
Tenta di dirti ciò di cui hai bisogno

In piedi nel punto
Dove la strada ti attraversa
Cosa c’è alle tue spalle
In quale direzione volti
Chi verrà a trovarti per primo
I tuoi diavoli o i tuoi dèi

Voi tutti, gente, pensate
di potermi dire come vivere la mia vita
Dite che dovrei essere disponibile
a far compromessi
Io dico, demoni tornatevene all’inferno
Io salverò la mia anima, salverò me stessa

25/09/17

Una "spaventosa" educazione (Honoré de Balzac)

Aveva ricevuto la spaventosa educazione di un ambiente in cui si commettono in una serata con le parole e con i pensieri più delitti di quanti non se ne presentino in corte d’assise, in cui si assassinano le più grandi idee con le battute, in cui si giudica in gamba chi vede giusto, e veder giusto significa non credere a nulla, non ai sentimenti, non agli uomini, nemmeno ai fatti, perché i fatti si costruiscono.
Per vedere giusto, in quel mondo, bisogna tutte le mattine valutare quanto pesa la borsa dell’amico, mettersi politicamente al di sopra di ogni eventualità, non nutrire ammirazione per nulla, opere d’arte, nobili gesti, e considerare movente d’ogni cosa l’interesse personale.
  Honoré de Balzac, Eugénie Grandet

22/09/17

Volenti o nolenti ci si adegua al tono generale...

Il fatto è che volenti o nolenti ci si adegua al tono generale; che prendendo parte a una riunione, capita di solito persino di atteggiare i tratti del proprio viso in armonia con quelli delle facce che si scorgono nel varcare la soglia di una casa; che, essendo di cattivo umore, si simuli un’allegra disposizione di spirito e, per contro, un’aria grave quando ci si sentirebbe in vena di piacevolezze; non ci si vuole, insomma, sentire estranei nei confronti di alcuno;
e così il letterato fa politica, il politico metafisica, il metafisico diventa moralista, il moralista discute di finanza, il finanziere di belle lettere o di geometria e ciascuno, piuttosto che tacere o limitarsi ad ascoltare, va sproloquiando su tutto ciò di cui non sa nulla tra la noia generale sopportata per sciocca vanità o per buona educazione.
Denis Diderot, Questo non è un racconto
Poi dicono che i tempi cambiano, forse i tempi sì, ma gli uomini no! Almeno comincio, nonostante il mio insanabile ottimismo a credere. Menti originale e creative, cercasi. Ma non tanto nel campo artistico, letterario, musicale... ma nella vita quotidiana, perché è lì che avremmo bisogno di gente critica e autocritica, ma soprattutto che sappia immaginare un altro mondo e dall'immaginazione sapesse passare alla pratica. Uomini che sapessero aiutarci a credere ancora in qualcosa e non ci buttassero fango in faccia tutti i giorni, perché è quello che fanno tutti i politici e non, quando ci propongono i loro programmi e le loro idee.

20/09/17

Quel che accade con le verità universali.

Dei pescatori tirarono fuori dagli abissi una bottiglia. Dentro c’era un pezzo di carta, con scritte queste parole: «Aiutatemi! Sono qui. L’oceano mi ha gettato su un’isola deserta. Sto sulla sponda e aspetto aiuto. Fate presto. Sono qui!».
«Non c’è data. Sicuramente ormai è troppo tardi. La bottiglia può aver galleggiato in mare per molto tempo», disse il primo pescatore.
«E non c’è indicazione del luogo. Neanche l’oceano si sa quale sia» disse il secondo pescatore.
«Non è né troppo tardi né troppo lontano. L’isola Qui è ovunque», disse il terzo pescatore.
Seguì una sensazione di disagio, calò il silenzio. È quel che accade con le verità universali.
Wislawa Szymborska

19/09/17

Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose

Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose.
Quando guardavo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag. Chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane.
E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo.
Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi.
Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto
Alce Nero
Anche io non immaginavo che molti sogni sarebbero svaniti nel nulla, che tutto ciò per cui abbiamo lottato e in cui abbiamo creduto, è stato dimenticato. Non sapevo che tutto sarebbe finito. Credevamo in un mondo migliori e mi sembrava fossimo sinceri.

Ma soprattutto non avrei mai creduto che oggi avremmo assistito a tanta crudeltà esibita con disinvoltura come una bandiera per raccattare voti. Non avrei mai creduto che non ci fosse più nessun politico farsi portavoce di tanta sofferenza, urlare forte contro tanta crudeltà. Non dopo Auschwitz, non dopo Gandhi, non dopo Martin Luther King... 
Ed invece il silenzio di chi non vuole esporsi è forte e nell'aria solo più parole di odio e di incitamento al male.

Nel sottofondo il silenzio di tanti, l'indifferenza di troppi di noi che si girano dall'altra parte. La nostra crisi come nazione e come popolo non può giustificare l'orrore si cui siamo testimoni.